Atlantide sommersa (per ora)

atlantideriot

È di questi giorni la notizia dello sgombero di Atlantide, spazio autogestito da più di 15 anni in quel di Bologna. Atlantide frocissima, queer, trans e femminista che ha ospitato svariati collettivi (AntagonismoGay, Smaschieramenti LabClistoristrix e NullaOsta) negli anni, rivendicando uno spazio libero, critico e crea(t)tivo.

Potremmo parlare dei retroscena politici e non stupirci più di tanto, dato che questo è l’ennesimo sgombero, l’ennesimo tentativo di soffocare ogni esperienza di autogestione e di liberazione di spazi sociali. L’ennesimo tentativo di allontanare tutto ciò che non è “decoroso” e/o che non è “normale”, se vogliamo essere più drastic*. E aggiungerei che è anche l’ennesimo tentativo di mettere a tacere tutto ciò che è critico, irriverente e sacrilego, tipico di chi non conosce padron* né del proprio corpo né nella propria vita.

Non mi posso permettere di dire molto. Fa male vedere video come questi. La mia massima solidarietà a tutt* coloro che han costruito, cresciuto, amato e provocato in questo spazio. Prendiamol* in parola quando dicono: “Se Atlantide affonda, diventeremo un’onda!”. Nel frattempo supportiamol* come è possibile, cerchiamol* laddove si faranno vedere. Hanno sgomberato uno spazio, ma le coscienze arrabbiate delle Atlantidee non si possono fermare!

Continua a leggere…

Relazioni & precarietà, a rigor di logica

prec

Spesso vengo rimproverata di ragionare troppo in teoria, perdendo così il reale impatto che le mie idee hanno nella realtà di tutti i giorni. Mi è capitato recentemente con un amico che, al sentirsi esporre alcuni concetti “tecnici” (così pare) e fondamentali della lotta femminista, s’è messo a ridere per l’espressione “precarietà affettiva”. Mi fa: ma che c’entra?

Sì, che c’entra la precarietà? Perché il femminismo dovrebbe interessarsi alla precarietà lavorativa, quindi sociale, quindi affettiva? È una domanda, questa, che molt* femminist* non riescono a integrare all’interno della loro visione d’insieme perché rischierebbe d'”allargare troppo il raggio d’azione”.

E allora eccomi qui a puntare i piedi su un concetto che dovrebbe essere imprescindibile, perché precari* ai giorni nostri lo siamo (quasi) tutt* e il femminismo, per come lo intendo io, dovrebbe preoccuparsi di tutte le ingiustizie sociali, comprese quelle causate dal divario di reddito. Ma c’è di più: la precarietà plasma lentamente ma irrimediabilmente le relazioni affettive. E ve la butto lì senza tanti giri di parole, né teorie. Solo fatti precari di una generazione precaria.

Se sei precari* potresti ritrovarti ancora a casa dei tuoi, in quella particolare fascia d’età per cui la società ti designa come adult*. Addio privacy, addio possibilità d’intrattenerti con chi ti pare e piace, dove e quando vuoi. Ti ritroverai, tuo malgrado, frustrat* dalla situazione, il che non farà bene né a te né ai tuoi. Se sei precari* potresti ritrovarti col/la partner a condividere i vostri spazi vitali con altre persone, perché altrimenti l’affitto non lo riesci a pagare.

Continua a leggere…

Violenza o “sfortuna”?

Risale a stamattina la notizia di un’aggressione omofoba ai danni di due uomini, ritenuti gay dal loro branco di assalitori. I fatti risalgono in realtà a metà luglio ma la vicenda è stata resa nota solo ora, con l’aggravarsi delle condizioni già critiche di uno dei due aggrediti che risulta tuttora in coma farmacologico.

Per puro spirito masochistico mi sono messa a leggere anche i commenti agli articoli delle varie testate giornalistiche. Non avevo di meglio da fare? Evidentemente no. Un commento mi ha colpita particolarmente. L’utente in questione affermava che, alla luce dei fatti, non si poteva considerare quell’aggressione brutale come un attacco omofobico, a maggior ragione (aggiungo io, specificando il mio precedente “alla luce dei fatti”) perché i due aggrediti non erano gay. Faceva intendere poi che per i due aggrediti si sia trattato di “sfortuna” – si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato- perché in ogni caso il branco stava cercando un pretesto per attaccar briga, come la vittima in questione aveva dedotto dal contesto.

Continua a leggere…